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A nuoto attivista Greenpeace per fermare le perforazioni off-shore

Attivista Greenpeace a nuoto

FONTE

Uomo in mare, anzi quattro. Sono i nostri attivisti che si sono buttati nelle gelide acque del Mare del Nord per fermare la Stena Carron. La nave ha in programma di raggiungere la zona di Lagavulin, a largo delle Isole Shetland, per scavare un pozzo a 500 metri di profondità alla ricerca di petrolio.

 

La nave della multinazionale petrolifera Chevron è un gigante di 228 metri. Il blocco di Greenpeace è cominciato la settimana scorsa, quando due attivisti, Victor e Anais, si sono arrampicati sugli anelli dell'ancora della Stena Carron montando un modulo di sopravvivenza, a 9 metri dal livello del mare. Un modulo attrezzato e provvisto di tutto il necessario, che è stato occupato da altri due attivisti, Timo e Nazareth, per più di due giorni.

Intanto i ministri dell'Ambiente dei Paesi che si affacciano sul Mare del Nord si sono riuniti a Bergen, in Norvegia. Nell'ambito della convenzione OSPAR (per la protezione dell'ambiente marino dell'Atlantico nordorientale) avrebbero dovuto discutere di una moratoria contro le perforazioni off-shore in acque profonde, avanzata dalla Germania. Ma è stato l'ennesimo nulla di fatto.

 

VIDEO

 

Dopo cento ore di resistenza agganciati alla nave, sabato siamo stati costretti a scendere dal modulo di sopravvivenza. L'ingiunzione è arrivata dal tribunale, pena una multa molto salata, che avremmo dovuto pagare con i soldi dei sostenitori. Abbiamo deciso di scendere ma la protesta non si è fermata. Ieri, in tarda mattinata, quattro attivisti sono partiti dall'Esperanza e hanno raggiunto con dei gommoni la Stena Carron. Muniti di galleggianti, boa di segnalazione e tute di sopravvivenza si sono tuffati sulla rotta della nave, impedendole di nuovo di proseguire.

In parallelo con l'intervento al largo delle isole Shetland, stiamo portando avanti un'azione legale contro il governo del primo ministro britannico, Cameron, per impedirgli di rilasciare nuovi permessi di esplorazione. Greenpeace vuole difendere l'ecosistema del Mare del Nord dal pericolo di sversamenti, e salvaguardarne la grande bellezza.

Puntini arancioni sulla fiancata blu del gigante Stena Carron, i nostri attivisti ce l'hanno fatta, armati solo di salvagente e forza di volontà, dove i grandi della politica internazionale per adesso hanno fallito.

Il disastro della Bp nel Golfo del Messico dovrebbe insegnare. Quello delle perforazioni è un azzardo altissimo e la nostra dipendenza dal petrolio una rischiosa schiavitù. Per questo attivisti e volontari di Greenpeace rimangono lì dove sono, dandosi il cambio giorno e notte per impedire alla Stena Carron di proseguire. Continueremo a chiedere una moratoria contro le perforazioni off-shore in acque profonde.

 

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