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Operai morti di cancro 30 indagati all'Ilva anche Riva e il figlio

Operai morti di cancro 30 indagati all'Ilva

(FONTE by www.lagazzettadelmezzogiorno.it)

 

di Mimmo Mazza

TARANTO - Morti di cancro contratto sul posto di lavoro. Le malattie professionali costituiscono una dura e amara realtà per la provincia di Taranto, da anni e anni. E periodicamente la Procura della Repubblica avvia inchieste per fare chiarezza su cause e origini e dare giustizia alle vittime, dipendenti della grande industria che hanno contratto malattie durante il lavoro quotidiano in fabbrica, e ai loro familiari.

 

 

 

L'ultima iniziativa giudiziaria porta la firma del sostituto procuratore Raffaele Graziano che ha fatto notificare l'avviso di conclusione delle indagini preliminari a 30 indagati, tra i quali spiccano Emilio e Fabio Riva, oltre al direttore dello stabilimento Ilva di Taranto Luigi Capogrosso.

Nell'elenco ci sono molti dirigenti ex dirigenti del gruppo Riva. Per tutti l'accusa è pesante: concorso in omicidio colposo e si riferisce a 15 decessi che si sarebbero verificati tra gli ex dipendenti del siderurgico a causa dell'attività lavorativa svolta nell'Ilva.


I decessi sono avvenuti tra il 2004 e il 2010 per mesotelioma pleurico e peritoneale e per cancro ai polmoni.

La Magistratura, insomma, sospetta che ci sia un rapporto di causa-effetto tra il lavorare nell'acciaieria e poi morire per patologie tipiche di quell'attività, prendendo in esame un periodo che parte da quando la famiglia Riva ha acquistato dallo Stato lo stabilimento siderurgico di Taranto (maggio del 2005) ed arriva sino a qualche anno fa, anche sulla scorta delle denuncie presentate dalle famiglie delle vittime.

Gli indagati hanno ora 20 giorni di tempo per presentare memorie, chiedere di essere interrogati e fare copie degli atti. Poi, spetterà al pm Graziano tirare le somme dell'inchiesta e decidere se chiedere o meno il rinvio a giudizio per gli indagati.

Sono 19, invece, gli imputati per cooperazione in omicidio colposo, cooperazione in omissione colposa di cautele o difese contro gli infortuni sul lavoro e per disastro ambientale, finito sotto processo a seguito dell'inchiesta condotta dal sostituto procuratore Italo Pesiri e riguardante un periodo che parte da metà degli anni '80 e giunge sino alla privatizzazione dell'Italsider. In questo procedimento parti civile si sono costituiti i familiari delle vittime e la Fiom Cgil (il sindacato dei metalmeccanici) tramite l'avvocato Massimiliano Del Vecchio.

 

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