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Il costo del nucleare: pronti a pagare? bollette più salate!

Il costo del nucleare

 

Ma in concreto, quanto graverà sulle nostre bollette il ritorno al nucleare?
Uno studio compiuto dall’ex-ministro dell’Ambiente Edo Ronchi ha dimostrato che il ritorno al nucleare graverà sui costi dei consumi domestici di energia. A conti fatti, l’elettricità prodotta dalle centrali nucleari avrà un costo di 72,8 euro a Megawattora, esattamente il 16% in più di quanto costa l’elettricità proveniente da centrali a gas, 61 euro/MWh; e il 21% in più di quella prodotta da centrali a carbone, che ha un costo di 57,5 euro/MWh. Da questo si evince, come spiega l’ex-ministro Ronchi che:

"Il nucleare sarà quindi significativamente più costoso e non regge la concorrenza né delle centrali a gas, né di quelle a carbone. Su questo tema serve più trasparenza."

 

Nella relazione Ronchi si legge che nel nostro Paese l’energia nucleare avrà un costo ancora più elevato perché partiamo da zero, il che significa: costruire centrali, importare reattori che non si producono sul suolo italiano, e inoltre far fronte alle opposizioni locali. Inoltre il ritorno al nucleare, conclude l’ex-ministro:

"Non compenserà il gap economico che tra dieci-venti anni vi sarà tra il nucleare, peraltro di difficile realizzazione in Italia, e le altri fonti di energia. E il programma nucleare italiano, con i suoi 100 terawattora (TWh) e 13.000 MW di nuove centrali entro il 2030, non può semplicemente essere aggiunto all’esistente. La crisi economica e le politiche di risparmio e di efficienza energetica stanno configurando una futura crescita moderata dei consumi elettrici."

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Oggi, mentre il costo del kWh nucleare continua a crescere, i costi delle fonti rinnovabili diminuiscono ogni anno e la loro diffusione cresce in modo esponenziale. I costi di alcune fonti energetiche rinnovabili sono già oggi del tutto paragonabili alle altre, nucleare in testa.

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Ma l'ultima edizione delle "Prospettive dell’energia nucleare 2008", edito dall'OCSE (non dall'eco delle alternative), sta scritto che "Le risorse conosciute di uranio sono sufficienti ad alimentare un’espansione della capacità di produzione elettrica nucleare, senza ricorrere al riprocessamento, almeno fino al 2050". La domanda sorge spontanea: costruiamo centrali che stiano in vita 60 anni (le stime sul costo del Kwh si fanno con questa premessa) e la prima sara' forse pronta nel 2020 sapendo che confidiamo di avere combustibile solo per 30 anni?

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una ricerca Usa ritiene che i costi del solare siano ormai paragonabili a quelli del nucleare e che le notizie che compaiono sul web danno conto di continui aumenti dell’elettricità in Francia, malgrado sia il paese più nucleare del mondo

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Ma oltre a quello dei costi, c’è anche il problema dell’occupazione. 60 miliardi investiti nelle rinnovabili al posto del nucleare creerebbero almeno 300.000 posti di lavoro (molti, benedetti e subito) di indiscutibile utilità sociale, dato che un investimento della stessa entità produce 15 posti nelle rinnovabili ed uno solo nel nucleare! Con qualche ottimismo lo studio di Cernobbio parla di 10.000 nuovi posti di lavoro grazie al nucleare, fino a oggi si parlava di meno della metà. Ammettiamo che questi siano veri, nulla di paragonabile al risultato che darebbe l’attuazione di un progetto Cgil-Lega ambiente, la cui realizzazione creerebbe almeno 150.000 posti di lavoro qualificati nel settore del risparmio energetico e delle energie rinnovabili. Per di più, l’investimento pubblico sarebbe modesto. Nel 2009 con 600 milioni d’incentivazione nel solare sono stati fatti investimenti per 4 miliardi di euro. Un investimento nelle energie rinnovabili ha una capacità di mobilitare investimenti privati molto superiori e quindi eserciterebbe una funzione anticiclica formidabile, oltre a invogliare nuove aziende a entrare nel settore.

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per arrivare al 25% di produzione da nucleare ci vorranno altre centrali e altri soldi (in totale si stimano 37,5 miliardi di euro in centrali) e perche' il nucleare, non dimentichiamolo, e' un sistema. Mica come un parco eolico che si mette in piedi in qualche mese e si allaccia alla linea di distribuzione ed e' finita li, o come qualche pannello solare che si monta sul tetto. No il nucleare consuma barre di uranio che dovremo importare dall'estero e produce fastidiose scorie che vanno messe da qualche parte e custodite per qualche migliaio di anni. A questo riguardo gli italiani si ricordino che in bolletta alla voce A2 pagano ogni bimestre qualcosina per sistemare le vecchie centrali nostrane.

Nel bilancio 2006 della Sogin era riportata la cifra di 4,3 miliardi di euro per smantellare il totale dei 1.200MW che avevamo costruito. La stima che circolava lo scorso anno per costruire la discarica definitiva dove mettere il combustibile consumato, attualmente stoccato un po ovunque (in Italia e all'estero) e' di (ulteriori) 1,5 miliardi.

Dunque siamo pronti a pagare?

Noi no, a noi sembra più conveniente pensare ad altre risorse per produrre energia. Risorse che non sono chimere visto che il nostro paese, pur fra le sue mille contraddizioni, nel 2008 ha installato 1,010 MW di eolico (fonte Enav) e con questa fonte ha prodotto 6.637 milioni di Kwh (+62,9% rispetto al 2007, dati TERNA), e installato circa 300 MW di fotovoltaico (fonte GSE). All'estero gli USA in epoca ancora pre-Obama hanno installato eolico 8 volte quanto abbiamo installato noi ( e sono balzati subito in prima posizione superando la Germania), seguiti dalla Cina (6 mila MW) e dall'India (fonte GWEC).

 

FONTI:

- Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, da cui scaricare il Rapporto della Fondazione sui costi del nucleare

- L'appello di oltreilnucleare.it

- Il nucleare è un imbroglio by oltreilnucleare.it

- Un'alternativa è possibile, di Alfiero Grandi - by oltreilnucleare.it

 

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