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Nucleare: domande e risposte!

 

FONTE by oltreilnucleare.it

 

1. Un terribile incidente come quello di Cernobyl oggi potrebbe ripetersi?

Vero. Ovviamente è difficile che accada un incidente simile ma è statisticamente impossibile escludere la possibilità di un incidente grave in una centrale. In base al numero attuale di reattori in circolazione gli scienziati stimano la probabilità di un incidente catastrofico ogni 200 anni (Aspoitalia). Ininterrotto è invece lo stillicidio di “piccoli” incidenti: nel 2008 vi sono stati 4 incidenti nelle centrali spagnole (oggi acquisite da Enel) e nel solo mese di luglio sono tre i casi segnalati in Francia (Tricastin e Romans-sur-Isère).

2. Le centrali EPR destinate all’Italia garantiranno un risparmio sulle bollette dei cittadini?

Falso. Qualcuno ha rilevato sconti sulla propria bolletta dopo l’avvio della riconvertita centrale di Torre Valdariga Nord? La riconversione di questa grande centrale da petrolio a carbone, definito “pulito”, inaugurata il 30 luglio 2008 da Scajola in persona, era stata sostenuta dall’Enel proprio per ridurre le tariffe elettriche, essendo il carbone meno costoso di metano e petrolio e piu’ abbondante di entrambi (anche se piu’ inquinante).

Si ricordi che Enel non è più un’azienda di Stato (anche se lo stato rimane il maggior azionista), per cui deve produrre profitti, i profitti non si fanno abbassando le tariffe e promuovendo il risparmio. Anche la borsa elettrica, creata pochi anni fa con la liberalizzazione del mercato, doveva far abbassare i prezzi, qualcuno se ne è accorto?

 

3. La creazione dei moderni reattori ci affrancherà del tutto dalle importazioni di greggio?

Falso. E’ falso sostenere, come ha fatto il governo italiano, che il nucleare costituisca una soluzione al problema dell’aumento del costo del petrolio. Vale la pena sottolineare che in Italia la generazione elettrica non utilizza il petrolio come fonte principale: nel 2007 i prodotti petroliferi hanno inciso solo per l’8,2% (20,9 miliardi di kWk), è il gas metano a coprire il 66% della produzione termoelettrica. Pertanto la tesi del nucleare come soluzione al caro petrolio è assolutamente campata in aria.

4. Esistono rischi per gli abitanti che vivono nelle aree dove sorgeranno le centrali?

Vero per il banalissimo motivo che non esiste la sicurezza matematica che in un a centrale nucleare non succedano incidenti. Gli ingeneri nucleari sanno benissimo che non si progetta nulla a rischio zero, si tende alla massima riduzione possibile. Pertanto i rischi rimangono.

5. Le scorie prodotte potranno mai essere smaltite in maniera definitiva?

Falso. Le scorie, per utilizzare le parole di Giuseppe Zampini, amministratore di Ansaldo Energia (che controlla Ansaldo nucleare): “sono il problema, uno dei punti su cui siamo caduti, sappiamo gestire le centrali ma in Italia non sappiamo dove mettere le scorie”. Attualmente (dati ISPRA) abbiamo circa 60 mila metri cubi di rifiuti radioattivi (in parte stoccati all’estero ma destinati a rientrare) e 235 tonnellate di combustibile irraggiato per cui dobbiamo trovare un sito sicuro. Iniziamo a smaltire queste prima di produrne altre!

6. Esiste un sistema sicuro per rendere innocui plutonio e prodotti di fissione?

Non esistono oggi soluzioni concrete al problema dei rifiuti radioattivi. Le circa 250 mila tonnellate di rifiuti altamente radioattivi prodotti finora nel mondo sono tutte in attesa di essere conferite in siti di smaltimento definitivi. L’unico deposito di profondità esistente, si trova negli USA mo ospita solo rifiuti militari e non quelli dei reattori civili.

Riguardo al plutonio, risultano particolarmente vulnerabili gli impianti di riprocessamento dove vengono riciclate le barre di combustibile utilizzato estraendo il plutonio generato e l’uranio non consumato, da cui sono possibili sottrazioni di materiale perché e’ impossibile un controllo rigoroso fra materiale in entrata e in uscita nell’impianto.

Quando nel 1996 il Dipartimento per l’energia statunitense compilò il noto “50° Years Report”[1], scoprì che non quadravano i conti fra entrare ed uscite di plutonio nei vari impianti. Da quello di Los Alamos risultavano spariti 765Kg, l’equivalente di 150 bombe nucleari![2]

Il rischio trafugamenti non diminuirà in futuro, anzi aumenterà perché i nuovi EPR sono progettati per funzionare non solo con l’usuale uranio arricchito ma con il MOX (un mix di ossidi di uranio e plutonio), ottenuto proprio con gli impianti di riprocessamento. Pertanto il “nuovo nucleare” sotto questo aspetto risulta più pericoloso rispetto al “vecchio”[3]. Dal 1995 l’Agenzia tiene nota di tutti gli incidenti che coinvolgono la sottrazione illecita, la detenzione e l’uso di materiale nucleare[4]. Al 31 dicembre 2006 la lista prodotta contava ben 1.080 casi, Il 54% di origine criminale.

7. Le future centrali di quarta generazione “ricicleranno” il plutonio?

Falso. Falso perche’ la quarta generazione e’ un mito, e’ il sogno di un nucleare che non abbia i problemi del nucleare!

Attualmente esiste un comitato internazionale formato da dieci paesi che lavora su sei tecnologie di reattori, comunemente identificato col termine quarta generazione:

1. reattori veloci raffreddati a gas
2. reattori veloci raffreddati al piombo
3. reattori a sale fuso
4. reattori veloci raffreddati al sodio
5. reattori supercritici raffreddati ad acqua
6. reattori a gas ad altissima temperatura

Quali fra questi vedrà un giorno la luce e’ troppo presto per dirlo e qualsiasi previsione e’ puro esercizio di fantasia.

8. Nazioni come Francia e Svezia possono rappresentare dei modelli per il nostro Paese?

Falso. Ogni paese deve cercare il proprio modello di produzione di energia elettrica basandosi sulle proprie caratteristiche peculiari. La Svezia non ha il nostro clima per cui sarebbe un errato modello, la Francia ha scelto il nucleare per diverse ragioni, non escluso il fatto di avere un arsenale nucleare militare. Il nucleare civile è integrato a quello militare poiché le tecnologie sono le stesse.

Certo guardare oltre confine non fa mai male, ma perche’ non guardare allora alla Spagna, alla Germania o al Portogallo? Un paese, come l’Italia, povero di risorse energetiche primarie e dipendente dalle importazioni dall’estero. Ebbene il Portogallo sta diventando un leader mondiale nelle fonti alternative (Vedi Financial Times 28 febbraio 2009), ed entro il 2020 prevede di produrre il 60% dell’energia elettrica da fonti alternative!

9. L’installazione dei reattori creerà una maggiore produzione di energia elettrica?

Falso. E’ ovvio che quattro centrali in più, anche se fossero a lignite, se fatte funzionare produrrebbero corrente che andrebbe a sommarsi a quella già generata. Ma un sistema elettrico e’ più complicato, aumentando la potenza installata non significa aumentare la produzione di energia elettrica perche’ si produce quanto richiesto, non di piu’. Tanto per capirci il 31 dicembre 2007 in Italia avevamo centrali installate per una potenza complessiva di 93.598 MW, una cifra molto superiore alle nostre necessità. Tenuto conto che parte di questa potenza non e’ mai disponibile per i regolari cicli di manutenzione, le imprese elettriche programmano il funzionamento dei loro impianti a seconda della richiesta e della convenienza, ovvero fanno funzionare gli impianti più redditizi.

Ma deve essere chiaro che oggi in Italia abbiamo impianti sufficienti, importiamo energia perche’ i francesi la esportano a basso costo per il semplice fatto che un reattore nucleare e’ rigido nella produzione, quando parte non lo spegni fino a che il combustibile non si esaurisce, per cui se non usi la corrente prodotta la devi buttare, tanto vale venderla a basso prezzo. Per inciso siamo anche esportatori di corrente, nel 2008 abbiamo esportato 432 milioni di Kwh (TERNA).

 

FONTE by oltreilnucleare.it

 

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