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Petrolio in Basilicata Indagine appalti Eni spunta Tempa Rossa

Petrolio Basilicata

(FONTE by www.lagazzettadelmezzogiorno.it)

 

POTENZA - Su internet e sulla stampa nazionale echi lucani dell’indagine della Procura di Milano su dirigenti dell’Eni, accusati di corruzione. Al centro della vicenda le tangenti per le grandi commesse. Sul Corsera e sul giornale web Quotidianamente.it, ripreso da blogallo.it, spunta la notizia del coinvolgimento di tre mediatori e una serie di aziende di ingegneria e costruzioni. Stando ai decreti di perquisizione, alcune di esse «risultano fortemente coinvolte nel traffico di informazioni riservate e offerte corruttive che ruota intorno all’associazione a delinquere con riferimento non soltanto a Iraq e Kuwait, ma anche ad altri affari come Tempa Rossa» , giacimento di petrolio, gas naturale e zolfo nella valle del Sauro in Basilicata.

 

Nel 2002 l’Eni ha venduto il proprio 25% alla Total, ma «continua a essere presente come «operatore» nelle concessioni: le attività di perforazione, infatti, sono gestite da Saipem, così come l’affidamento delle attività di manutenzione del Centro olio e dei pozzi è gestita da Saipem Energy Service» . È del «discorso di Tempa Rossa» che il manager di Saipem indagato l’altro giorno, Nerio Capanna, parla spesso con un fornitore che ha il «problema di capire se si può andare avanti o no» perché, come gli scappa da ridere, «siamo in tre, purtroppo…» . «Vabbé— taglia corto Capanna — dài, ci parliamo a voce» . Ed è sempre parlando di Tempa Rossa, oltre che di Zubair in Iraq, che il 2 dicembre 2010 un fornitore chiede ansioso a uno dei mediatori indagati: «Se devo chiamare i miei banchieri oltre cortina, posso dirgli che in settimana qualcosa arriva?» .

Più in generale, invece, specie per le commesse all’estero, i soldi sembrano viaggiare a due livelli. Ci sono le tangenti che, pagate dalle aziende per essere ammesse nella rosa di prescelte dall’Eni, i mediatori un po’ trattengono e un po’ smistano a politici e burocrati ad esempio del Kazakhstan. Al punto che il 2 aprile 2011, a un imprenditore che lamenta «io non avevo capito «il sistema Paese», è ancora peggio di quello che aspettavo» , il mediatore Guidotti spiega: «No, è che negli altri Paesi il problema lo trovavi risolto perché lo risolveva l’Eni a monte, ora te lo fanno risolvere a te l’Eni, eh eh» . Poi ci sono persino le «creste» sulle tangenti, con i mediatori che di nascosto garantiscono ai manager delle ditte il ritorno di parte delle stesse mazzette pagate dalle aziende. Con scene alla Alberto Sordi. Come quando due dei mediatori indagati, Borghi e Pondini, che per Capodanno 2010 avevano telefonato al manager di una ditta privata per annunciargli «uno scambio d’auguri e quella cosina lì» (una busta di soldi), si disperano per il surreale errore di tasca che aveva fatto consegnare al corrotto molti più soldi del previsto: «Ma hai preso la busta sbagliata? Ti avevo detto c’era la tasca gonfia e la tasca piatta…» . «Porc…» . «E lui?» . «M’ha detto: “ma va bene lo stesso”…» .

 

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